Il problema, in parole semplici
Il monitor produce colore emettendo luce: pixel rossi, verdi e blu (RGB) che si combinano nell'occhio. La stampa produce colore per riflessione: inchiostri o toner (tipicamente ciano, magenta, giallo e nero — CMYK) assorbono parte della luce e riflettono il resto verso l'occhio. Sono due fenomeni fisici diversi, non due varianti dello stesso colore.
RGB e CMYK non coprono lo stesso spazio di colore
Lo spazio di colore riproducibile in RGB (gamut) è più ampio di quello CMYK in diverse zone, in particolare su blu, verdi e arancioni molto saturi. Un colore acceso che sullo schermo sembra perfetto può non avere un equivalente esatto in stampa: il sistema lo sostituisce con il colore più vicino disponibile, ed è questa sostituzione — non un errore — a creare la differenza percepita.
Convertire sempre in CMYK prima di consegnare il file? Dipende
Non esiste una regola valida per ogni flusso di produzione. Alcuni processi di stampa (soprattutto offset tradizionale) richiedono effettivamente un file già convertito in CMYK con il profilo corretto. Altri — molte stampe digitali moderne — lavorano internamente in RGB con un profilo ICC associato e gestiscono la conversione in fase di RIP: forzare una conversione manuale prima di consegnare il file può, in questi casi, produrre una doppia conversione e un risultato peggiore, non migliore.
La scelta corretta dipende dal flusso dello stampatore specifico, non da un'abitudine applicata a prescindere.
Cosa sono i profili colore ICC
Un profilo ICC descrive come un dispositivo (monitor, stampante, macchina da stampa) interpreta e riproduce il colore. Includerlo nel file, o dichiararlo esplicitamente, permette al software e alla macchina di stampa di sapere con quale riferimento sono stati pensati i colori, riducendo — non eliminando — le differenze impreviste.
Perché il monitor non è mai una prova di stampa affidabile
Anche un monitor calibrato resta un dispositivo che emette luce, non che la riflette: mostra un'approssimazione, per quanto accurata, mai il risultato fisico reale. Una prova di stampa certificata (proof), realizzata con il profilo di destinazione corretto e osservata in condizioni di luce standard, resta l'unico riferimento davvero affidabile prima di una tiratura importante.
Verifica pratica prima di stampare
Controlla lo spazio colore di lavoro del file (RGB o CMYK) e se ha un profilo ICC incorporato. Verifica se ci sono colori RGB isolati rimasti per errore in un file altrimenti CMYK (spesso testo o elementi importati da altre fonti). Se non sei sicuro del flusso richiesto, chiedi allo stampatore quale spazio colore e quale profilo di output usa prima di convertire qualsiasi cosa manualmente.
Casi in cui la differenza è più evidente
Blu e verdi molto saturi, colori fluorescenti o metallizzati (che richiedono comunque inchiostri speciali, non riproducibili in CMYK standard), toni della pelle nei ritratti (molto sensibili a piccole variazioni), e grandi campiture di colore piatto, dove anche una minima deriva cromatica è più visibile che su un'immagine complessa.
Errori comuni da evitare
Giudicare il colore finale guardando un monitor non calibrato o con un'illuminazione ambientale scorretta. Convertire il file in CMYK con un profilo generico «a caso» invece di quello richiesto dallo stampatore. Ignorare un profilo ICC già incorporato nel file convertendolo una seconda volta senza necessità. Aspettarsi una corrispondenza esatta, pixel per pixel, tra schermo e carta: fisicamente non è possibile, l'obiettivo realistico è una corrispondenza percettivamente fedele, non identica.